España contra EuropaEl País
8 Luglio 2010
Se per Lord Palmerston l’Inghilterra non aveva amici permanenti, né nemici permanenti, ma solo interessi permanenti, anche per la Spagna si può dire lo stesso. E gli interessi permanenti per la Spagna sono quelli dell’Europa. L’unica operazione trascendentale e duratura degli ultimi trecento anni è stata, infatti, il ritorno alla casa e al modello europeo. L’Europa è lo spazio naturale dell’economia spagnola (i 26 soci assorbono il 69% delle esportazioni) e anche il successo in America Latina è da attribuire alla carta d’identità europea e non a una qualche retorica post-coloniale. Nonostante questo, la Spagna non ha un ministro o un viceministro incaricato esclusivamente degli affari comunitari. Tutto ciò è incredibile, se si pensa che con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona vengono cedute ulteriori fette di sovranità all’Unione e l’unico modo per controllare questa cessione di potere è, o controllare direttamente questo potere, o poterlo influenzare.Oggi, i segretari di Stato per l’UE disimpegnano una doppia funzione: verso l’interno, organizzano trasversalmente con i vari ministeri gli interessi spagnoli nell’Unione, le proposte, le iniziative; verso l’esterno, portano questi interessi a Bruxelles attraverso i Rappresentanti Permanenti. Queste presenze, anche in accordo con l’articolo 16 del Trattato, devono avere “rango ministeriale”: lo ha un segretario di Stato, ma non un segretario generale. Con un po’ di fortuna la Spagna non andrà contro l’Europa, ma questa situazione le dà molte possibilità di sparire dal paesaggio dell’Unione.
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