Ne pas oblier quelle Europe nous voulons vraimentLe Soir
1 Luglio 2010
La Presidenza belga del Consiglio europeo tratterà gli "affari correnti", senza grandi pretese. La principale priorità politica del Belgio sarà quella di lasciare spazio a Herman Van Rompuy, presidente permanente del Consiglio europeo, e a Catherine Ashton, Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione, consentendo loro di esistere pienamente nelle loro nuove funzioni. Se questa opzione è comprensibile, essa può nondimeno risultare pericolosa. Dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, infatti, i rapporti di forza tra le istituzioni europee si sono evoluti: i capi di Stato e di governo, riuniti in seno al Consiglio europeo, non si accontentano più di imprimere i grandi impulsi politici, ma vogliono entrare nei dettagli. E questo avviene a detrimento della Commissione, l'organo comunitario per eccellenza. Maggiore cooperazione tra gli Stati o maggiore integrazione? Finora, fedele alla sua tradizione, il Belgio ha rifiutato l'"intergovernatività" e difeso il "metodo comunitario". In questi ultimi mesi è intervenuta una leggera modificazione in questa posizione: non è ancora nulla di drammatico, ma la difesa di un progetto europeo ambizioso impone al Belgio una grande vigilanza. Yves Leterme concorda con noi quando afferma che "bisogna fare attenzione". La Presidenza belga sarà giudicata anche sulla base della sua capacità di esercitare questa "attenzione".
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