La Belgique affaiblie prend les rênes de l’Union européenne
La Croix
1 Luglio 2010

Un Belgio privo di un vero governo e indebolito dalla profonda divisione tra la sua parte fiamminga e quella vallona, ha assunto a partire dal 1° luglio la presidenza semestrale di un'Ue anch'essa in piena crisi. La presidenza belga arriva in un momento particolarmente delicato, in cui sui tavoli di Bruxelles si discutono numerosi dossier: riforma del meccanismo di coordinamento bancario e finanziario, completamento del servizio diplomatico europeo, rafforzamento  della  governance economica europea. Molti analisti, consapevoli che il nuovo esecutivo non si formerà prima di ottobre, temono uno scenario simile a quello del primo semestre del 2009, quando il governo ceco cadde nel bel mezzo della presidenza. L'attuale premier belga, Yves Leterme, ha dichiarato che la presidenza intende mantenere un basso profilo, per favorire l'ascesa del nuovo binomio istituzionale introdotto dal trattato di Lisbona: quello composto dal presidente stabile e dell'Alto rappresentante per gli Affari esteri. Leterme ha peraltro annunciato che il Belgio intende far avanzare un cantiere oggi in piena costruzione: il progetto di governo economico europeo. La fragilità attuale di un paese pur convintamente europeista rende scettici gli esperti sul reale contributo che la presidenza belga potrà fornire a un tema piuttosto complicato e divisivo. Il dossier che invece ha più chances di procedere senza particolari intoppi è quello dell'allargamento (e non è una novità): i negoziati di adesione con la Croazia procedono a ritmo sostenuto, mentre potrebbero essere avviati anche colloqui con Islanda e Macedonia. Più difficile che, nonostante l'impegno di Bruxelles, si avanzi nell'eterno negoziato con la Turchia.