La Romania sta per aprire altri due consolati in Moldova e il presidente romeno promette che tutti i moldavi che lo desiderano (potrebbero essere centinaia di migliaia) potranno ottenere facilmente la cittadinanza e il passaporto romeno. Anche in alcune regioni dell’Ucraina occidentale, appartenute alla Romania prima del 1940, la gente fa la fila presso i consolati di questo paese. In tal modo, tutti costoro avrebbero la possibilità di cercarsi un lavoro lucrativo nei paesi dell’UE. L’integrazione in Europa si sta, così, dimostrando assai attraente sia per i singoli, che per numerosi Stati ex sovietici: oltre a Moldova e Ucraina, anche Azerbaidzhan, Armenia, Georgia e perfino Belarus, ai quali l’UE ha proposto come stadio preparatorio il progetto Partnership orientale. Al contrario dell’Europa, la CSI non fa niente per rendere più attraente l’appartenenza ad essa. La Comunità non è economicamente integrata e l’influenza russa al suo interno declina: negli Stati membri diminuiscono i media in russo e l’uso di questa lingua. Ora, se la Russia ritiene ancora che i vicini paesi post-sovietici le siano necessari, essa dovrebbe cambiare politica verso di essi: fare in modo che code di aspiranti al passaporto russo si formino anche dinanzi ai propri consolati. Per il momento, si hanno solo esempi di uomini politici della CSI che rinunciano alla cittadinanza russa.
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