Realism grabs hold of British foreign policy
P. Stephens, Financial Times
5 Luglio 2010

William Hague sembra essere, sia per l'ampiezza del mandato, sia per la fiducia che Cameron ripone in lui, uno dei ministri più potenti del nuovo governo. E tuttavia c'è un paradosso che lo perseguita, visto che il suo ampio mandato a rinvigorire il Foreign Office contrasta con in ruolo declinante del paese sullo scenario internazionale. Hague sta cercando di portare sotto il suo controllo le politiche comunitarie, per lungo tempo appannaggio dello staff del primo ministro. Solo la garanzia dell'eurofilia data dalla presenza dei lib-dem nella coalizione può rassicurare sulle conseguenze di questo possibile cambiamento.  Alcuni sottolineano le differenze con i tempi di Blair, che di fatto controllava personalmente la politica estera. Hague rifiuta di accettare l'idea del declino britannico, che appare tuttavia difficile da contrastare, e che soprattutto riporta alla mente periodi di inazione come quelli del governo Major, quando si fece ben poco per i Balcani. Ma, dopo un recente viaggio negli Stati Uniti, Stephens dichiara che la sensazione del declino sia già diffusa nelle maggiori cancellerie mondiali.