Editoriale II Dicembre 2011
Paolo Pombeni
Una crisi che colpisce anche noi - Le nostre novita’ per il 2012

Il gruppo di ricerca che produce queste pagine vive ed opera in Europa e ciò vale anche per il generoso sponsor, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, che ci ha sostenuto in questi anni, così intensi e fecondi. Inevitabile dunque che la grave crisi finanziaria cui abbiamo dedicato tante analisi ed informazioni toccasse anche la nostra piccola realtà. Proprio la natura specifica della crisi in corso (tutt’altro che in via di risoluzione, purtroppo) ha colpito inevitabilmente le risorse di cui dispone una Fondazione bancaria, un soggetto che nel nostro paese sostiene una ampia gamma di interventi pubblici a favore non solo della cultura, ma soprattutto delle attività di sostegno alle fasce deboli della società ed ai servizi utili alla comunità (lo precisiamo soprattutto per i nostri numerosi lettori non italiani, che probabilmente non conoscono le specificità di queste istituzioni). Era dunque evidente che, nel momento in cui la Fondazione si trovava a rivedere la portata della sua capacità di intervento in questi campi delicati ed essenziali, dovesse chiamare ad un sacrificio molto sensibile anche quelle attività come la nostra che svolgono certo un servizio, ma di natura diversa da quelli appena elencati. La riduzione del nostro budget di due terzi è una misura che, al contrario di quel che sembra, non ci discrimina, ma sottolinea la fiducia che la Fondazione ha verso questa iniziativa di presenza in Europa e verso la piccola equipe che la produce. Una istituzione meno sensibile avrebbe semplicemente tagliato una iniziativa come la nostra, considerandola un “ramo secco”. Per questo siamo grati alla Fondazione che così ci dà modo di continuare un lavoro, anche se, per evidenti ragioni, non potrà più essere quello di prima. Tutti i membri della nostra equipe hanno risposto con generosità personale e con spirito di sacrificio alla necessità di far fronte al ridimensionamento necessario. Nessuno ha detto “pazienza, finiamola qui”. Tutti, compresi coloro che traducono in inglese le nostre pagine (un lavoro importante di cui siamo grati), hanno accettato riduzioni molto sensibili anche nei loro compensi, testimoniando che l’avventura di questi anni non è stata solo un pur significativo impegno professionale, ma un impegno ideale per la causa dell’Europa. Dunque il prossimo anno i nostri utenti troveranno il sito in un formato diverso. Esso non sarà attivo dal 9 al 20 gennaio 2012 per consentire la sua sistemazione nella nuova formula. Poi gli utenti non troveranno più le “allerte”, le “mappe” quindicinali, le “analisi” quadrimestrali, poiché un lavoro di questo tipo richiedeva una strutturazione non più sostenibile nelle nuove condizioni. Conserveremo naturalmente il lavoro fatto sin qui: mappe, analisi e focus pubblicati dal 2005 al 2011 continueranno ad essere disponibili on line nella sezione “Archivio”. Il nostro lavoro sarà invece per il prossimo anno un lavoro di analisi, che continua quanto già stiamo facendo con i “focus”, una formula che ha incontrato molto gradimento fra i nostri utenti. Ogni mese ne pubblicheremo 15 (uno ogni due giorni), continuando a monitorare, con la massima tempestività possibile, le politiche nell’Unione Europea, i dibattiti interni ai singoli paesi, la situazione internazionale, l’andamento dell’economia europea e mondiale. Tematicamente suddivideremo i nostri interventi in quattro sezioni: Dall’Europa - Dal mondo - Economia/istituzioni – Elezioni. Saranno sempre i nostri analisti, sia quelli interni, sia i diversi collaboratori esterni che in questi anni ci hanno affiancato, a condurre il lavoro. Non occorre dire che il sito continuerà ad uscire nella doppia versione, in lingua italiana e in lingua inglese, perché il nostro panorama di riferimento rimane quello internazionale. Abbiamo lavorato sei anni con grande impegno nella linea di un europeismo non di maniera, perché abbiamo sempre ritenuto che la nuova Europa non si costruisce sui sogni e sulle utopie, ma cercando le vie per lo sviluppo di una integrazione di paesi che hanno storie e identità ambivalenti: “nazionali” da un lato, inevitabilmente legate tra loro dall’altro, in quanto parte di uno scambio culturale e di relazioni che nella storia hanno sempre coinvolto questi territori in “reti” dove il condizionamento, nel bene e nel male, era reciproco. Continueremo su questa strada, anche oggi che il “progetto comunitario” si è indebolito, perché la grande transizione storica in cui tutti siamo coinvolti non consente più di vivere sugli allori di certi sogni del passato. In questo sito abbiamo sempre ragionato sulle peculiarità di questa situazione, attenti a quanto produceva la “opinione pubblica” dei vari paesi europei. E’ quel che faremo anche nel 2012, augurando a noi ed ai nostri utenti che sia l’anno della rinascita del “progetto europeo”: perché la storia ridimensiona i sogni, ma spesso questo passaggio è il parto di nuove solide realtà.