Dal Mondo
Mario Del Pero - 06/05/2013L’attentato di Boston e le sue conseguenze

Da tempo studiosi ed esperti sottolineavano come vi fossero molte probabilità che un'azione terroristica condotta negli Stati Uniti avesse matrici interne. La strategia anti-terroristica promossa da Obama, con l'uso intensivo di droni e una spregiudicata campagna di assassini mirati, ha di fatto decimato la leadership di Al Qaeda e dei suoi tanti affiliati, riducendone di molto la capacità d’azione. I controlli severissimi e la stretta sulla concessione di visti temporanei hanno reso estremamente difficile entrare negli Usa come fecero a suo tempo gli attentatori dell'11 settembre. I rischi erano quindi altri: che le misure adottate, e le guerre in Afghanistan e in Iraq, radicalizzassero settori minoritari delle tante comunità mussulmane presenti negli Stati Uniti; ovvero che la mobilitazione della destra estrema seguita all'elezione di Obama nel 2008, e la proliferazione di organizzazioni del "suprematismo" bianco, potesse riproporre dinamiche simili a quelle degli anni Novanta, culminate nel drammatico attentato di Oklahoma City nel 1995.
Per questo, la scoperta che dietro l'attentato di Boston vi fossero due giovani immigrati ceceni, uno dei quali recentemente naturalizzato, ha sorpreso e in una certa misura scioccato l'America. Giunti dieci anni fa negli Usa, I fratelli Tsarnaev sembravano simboleggiare una della tante storie positive d'integrazione nella società statunitense. Il più vecchio, il 26enne Tamerlan, poi ucciso nello scontro a fuoco con la polizia, era un pugile dilettante di ottimo livello, tra i più forti del paese, che ambiva a rappresentare ai giochi olimpici una volta ottenuta la cittadinanza. Il più giovane, il 19enne Dzhokhar, era già diventato cittadino americano, aveva frequentato una celebre high school pubblica di Boston, la Cambridge Rindge and Latin School la stessa di Matt Damon e Ben Affleck, e ottenuto dalla città di Cambridge una borsa di studio per frequentare un'altra ottima scuola pubblica, la University of Massachusetts di Dartmouth. Integrato quanto e più del fratello maggiore, Dzhokhar sembrava davvero simboleggiare il giovane immigrato rapidamente americanizzato.
Sappiamo ora che così non era. Che delusioni sportive e problemi familiari avevano contribuito a una progressiva alienazione di Tamerlan, spingendolo verso forme di religiosità radicale. Che il giovane Dzhokhar era facilmente condizionabile da un fratello che idolatrava e amava. Che nella famiglia Tsarnaev albergavano quei demoni che avrebbero portato poi all'attentato di Boston. E che quel male può avere origini diverse da quelle inizialmente immaginate.
Due sembrano essere sia le lezioni di questa vicenda sia le sue possibili conseguenze politiche. La prima lezione è che la ricerca di sicurezza totale promossa sia dall'amministrazione Bush sia da quella Obama, e nel cui nome sono stati giustificate significative restrizioni delle libertà, è in ultimo impossibile da ottenere; che una società permeabile come quella statunitense non può che accettare una dose di pericolo e d'insicurezza. La seconda lezione è che il retaggio dell'11 settembre rimane ancora oggi forte. Si tratta di un retaggio che alimenta talora irrazionalità se non vera e propria isteria. Nelle 24 ore successive all'attentato e all'uccisione di Tamerlan Tsarnaev, Boston è stata di fatto paralizzata, con costi stimati attorno ai 300 milioni di dollari, mentre i media prospettavano scenari apocalittici e si avanzavano le ipotesi più fantasiose sui possibili attentatori.
Le due implicazioni politiche, infine. La prima ha a che fare con una delle riforme più importanti oggi in discussione al congresso: quella sull'immigrazione. Che gode di un largo favore, ma che potrebbe risultare ostacolata da quanto accaduto a Boston. Nelle ore immediatamente successive all'arresto di Dzhokhar, L'influente senatore dell'Iowa Chuck Grassley ha legato l'attentato alla maratona di Boston alla questione dell'immigrazione, rilanciando un'argomentazione forte di chi si oppone alla riforma: l'idea che controlli severi e l'espulsione degli immigrati illegali siano resi necessari proprio dalla minaccia terroristica. È altamente improbabile che il disegno di legge bipartisan attualmente in discussione al senato non sia approvato; è però possibile che i tempi dell'approvazione siano allungati ovvero che il contenuto della legge subisca ulteriori modifiche.
La seconda conseguenza è legata invece alle modalità della campagna anti-terroristica condotta dagli Usa. Alcuni influenti senatori repubblicani hanno chiesto che Dzhokhar Tsarnaev fosse trattato come un "enemy combatant", uno status riservato ai terroristi di Al Qaeda, che sottrae ai medesimi i diritti derivanti dalla convenzione di Ginevra. L'amministrazione ha infine deciso di non seguire questa strada. Il caso, però, ha rivelato una volta ancora, se mai ve ne fosse stato bisogno, la difficoltà di difendere e garantire i diritti civili e politici quando l’emergenza sicurezza pare invece giustificare ulteriori restrizioni degli stessi.
Mario Del Pero
(Università di Bologna)
Per questo, la scoperta che dietro l'attentato di Boston vi fossero due giovani immigrati ceceni, uno dei quali recentemente naturalizzato, ha sorpreso e in una certa misura scioccato l'America. Giunti dieci anni fa negli Usa, I fratelli Tsarnaev sembravano simboleggiare una della tante storie positive d'integrazione nella società statunitense. Il più vecchio, il 26enne Tamerlan, poi ucciso nello scontro a fuoco con la polizia, era un pugile dilettante di ottimo livello, tra i più forti del paese, che ambiva a rappresentare ai giochi olimpici una volta ottenuta la cittadinanza. Il più giovane, il 19enne Dzhokhar, era già diventato cittadino americano, aveva frequentato una celebre high school pubblica di Boston, la Cambridge Rindge and Latin School la stessa di Matt Damon e Ben Affleck, e ottenuto dalla città di Cambridge una borsa di studio per frequentare un'altra ottima scuola pubblica, la University of Massachusetts di Dartmouth. Integrato quanto e più del fratello maggiore, Dzhokhar sembrava davvero simboleggiare il giovane immigrato rapidamente americanizzato.
Sappiamo ora che così non era. Che delusioni sportive e problemi familiari avevano contribuito a una progressiva alienazione di Tamerlan, spingendolo verso forme di religiosità radicale. Che il giovane Dzhokhar era facilmente condizionabile da un fratello che idolatrava e amava. Che nella famiglia Tsarnaev albergavano quei demoni che avrebbero portato poi all'attentato di Boston. E che quel male può avere origini diverse da quelle inizialmente immaginate.
Due sembrano essere sia le lezioni di questa vicenda sia le sue possibili conseguenze politiche. La prima lezione è che la ricerca di sicurezza totale promossa sia dall'amministrazione Bush sia da quella Obama, e nel cui nome sono stati giustificate significative restrizioni delle libertà, è in ultimo impossibile da ottenere; che una società permeabile come quella statunitense non può che accettare una dose di pericolo e d'insicurezza. La seconda lezione è che il retaggio dell'11 settembre rimane ancora oggi forte. Si tratta di un retaggio che alimenta talora irrazionalità se non vera e propria isteria. Nelle 24 ore successive all'attentato e all'uccisione di Tamerlan Tsarnaev, Boston è stata di fatto paralizzata, con costi stimati attorno ai 300 milioni di dollari, mentre i media prospettavano scenari apocalittici e si avanzavano le ipotesi più fantasiose sui possibili attentatori.
Le due implicazioni politiche, infine. La prima ha a che fare con una delle riforme più importanti oggi in discussione al congresso: quella sull'immigrazione. Che gode di un largo favore, ma che potrebbe risultare ostacolata da quanto accaduto a Boston. Nelle ore immediatamente successive all'arresto di Dzhokhar, L'influente senatore dell'Iowa Chuck Grassley ha legato l'attentato alla maratona di Boston alla questione dell'immigrazione, rilanciando un'argomentazione forte di chi si oppone alla riforma: l'idea che controlli severi e l'espulsione degli immigrati illegali siano resi necessari proprio dalla minaccia terroristica. È altamente improbabile che il disegno di legge bipartisan attualmente in discussione al senato non sia approvato; è però possibile che i tempi dell'approvazione siano allungati ovvero che il contenuto della legge subisca ulteriori modifiche.
La seconda conseguenza è legata invece alle modalità della campagna anti-terroristica condotta dagli Usa. Alcuni influenti senatori repubblicani hanno chiesto che Dzhokhar Tsarnaev fosse trattato come un "enemy combatant", uno status riservato ai terroristi di Al Qaeda, che sottrae ai medesimi i diritti derivanti dalla convenzione di Ginevra. L'amministrazione ha infine deciso di non seguire questa strada. Il caso, però, ha rivelato una volta ancora, se mai ve ne fosse stato bisogno, la difficoltà di difendere e garantire i diritti civili e politici quando l’emergenza sicurezza pare invece giustificare ulteriori restrizioni degli stessi.
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