Elezioni / Referendum
Gianfranco Baldini - 03/05/2012
Il Regno Unito e le elezioni presidenziali in Francia

Commento
 
      Rispetto ad altre occasioni, quest’anno le elezioni presidenziali francesi non hanno suscitato grande interesse nel Regno Unito. I protagonisti del ballottaggio non scaldano gli animi e non appaiono all’altezza di alcune sfide epiche del passato per l’Eliseo. Il voto viene vissuto soprattutto in chiave pro/anti Sarkozy. Hollande, che si era recato a Londra per una tappa significativa della sua lunga campagna a fine febbraio, è stimato a sinistra, ma in generale non entusiasma. Insomma in attesa del ballottaggio pare che il paese mantenga intatto quel fondo di distacco che – con l’eccezione della campagna militare in Libia lo scorso anno – ha marcato le relazioni franco-britanniche negli ultimi anni. La crisi dell’euro sembra infatti aver allargato la Manica, e non solo verso la Francia.

     Sarkozy ci ha messo di suo nel rendere altalenante il rapporto con Cameron: i suoi scatti d’ira e l’invito a starsene zitto in occasione del teso consiglio europeo del dicembre scorso che portò al no di Cameron al fiscal compact non sembrano però aver pesato troppo nella posizione del premier, che si era rifiutato di incontrare Hollande a Londra. Chiunque vincerà, c’è da scommettere che anche nel futuro prossimo i rapporti franco-britannici continueranno in questa linea di “amore-odio” che sembra ormai esserne la cifra distintiva. Certo non mancano le novità, a partire dalla sintonia Miliband-Hollande, probabilmente impensabile ai tempi di Blair-Jospin. Il leader laburista ha infatti cercato di mettere in soffitta l’armamentario New Labour, e questo lo avvicina al socialismo francese, visto con grande sospetto dall’establishment blairiano, oltre che ovviamente dalla City.

     Hollande si è guadagnato facilmente il sostegno del Guardian, ma a pochi giorni dal voto ha dovuto incassare un attacco frontale dall’Economist, che lo ha definito pericoloso per il business. E dire che Hollande aveva intrapreso il viaggio a Londra proprio per rassicurare la City, oltre che per attrarre il voto dei circa 400mila francesi che vivono nella capitale britannica, che ne fanno la sesta “città francese” in termini di abitanti (da cui anche l’appellativo “Parigi sul Tamigi”). Stando ai risultati del primo turno, il candidato socialista non sembrava essere riuscito nei suoi intenti. A Londra Sarkozy – che ha comunque avuto più voti di Hollande tra tutti i francesi residenti all’estero – ha infatti superato il 39%, mentre il 32% ha sostenuto l’avversario, oggi favorito. Sicuramente nel voto ha pesato il discorso di Bourget, nel quale Hollande ha definito la finanza il suo principale nemico.

     Sembrano passati anni luce da quando, nel 2007, Sarkozy fece visita a Londra per rassicurare il business sull’assenza di protezionismo nel suo programma politico da candidato presidente. Quest’anno il presidente ha pensato bene di concentrare i propri sforzi nel paese, sapendo che queste posizioni di Hollande rendono scontato il sostegno di Cameron. Il rapporto franco-britannico è storicamente legato a un mix di pragmatismo e rapporti personali. Il presidente francese e il premier britannico sono leader con ampi poteri e, tuttavia, i due paesi hanno continuato a fare affari anche in presenza di forti antipatie personali. Da quando i conservatori sono tornati al governo, però, il paese si è decisamente allontanato dalle sponde europee e Cameron non perde occasione per affermare l’orgoglio dell’insularità britannica. Cosa cambierà se vincerà Hollande?

     Probabilmente non troppo. Non lo scenario nel quale all’interno della commissione europea il francese Michel Barnier (del partito di Sarkozy) sta cercando di vincolare la City ad un accordo europeo sulle transazioni finanziarie. Non l’essenza dell’accordo comune di difesa franco-britannico stipulato nel 2010. Il punto interrogativo maggiore riguarda allora il comportamento di Hollande in Europa, a partire dalla sua volontà di ritornare sul fiscal compact. I pochi commentatori non euroscettici britannici sperano che Hollande possa convincere Merkel a riaprire la discussione, e che questo possa contribuire a rimettere in gioco anche il Regno Unito. La maggioranza del paese guarda però con un certo distacco alla corsa per l’Eliseo, in un clima politico dominato da previsioni economiche negative e polemiche sulle file all’aeroporto di Heathrow.

     Con le olimpiadi alle porte Londra guarda soprattutto a sé stessa, anche perché oggi si vota per il sindaco, in una replica del match Johnson-Livingstone di quattro anni fa. Il sindaco conservatore è oggi sempre più il rivale maggiormente accreditato di un discusso Cameron, che pare scommettere sulle disgrazie dell’euro senza avere una ricetta credibile per rilanciare l’economia britannica.

Gianfranco Baldini
(Università di Bologna)