Economia / Istituzioni
Serena Giusti - 23/01/2012La Polonia ce l’ha fatta

Questo è il titolo dell’articolo con cui Gazeta Wyborcza ha tracciato un bilancio della prima presidenza polacca della UE. La Polonia ce l’ha fatta dunque nonostante le elezioni legislative svoltesi nel pieno dell’esercizio della presidenza, nonostante l’acutizzarsi della crisi economica (molti stati membri sono in recessione se non a rischio default) e la perdurante instabilità dei mercati finanziari e nonostante una crescente tensione fra alcuni stati membri tanto da far temere un arresto grave se non addirittura una retrocessione nel processo di integrazione europea. La valutazione sulla performance polacca deve anche tenere conto del ridimensionamento delle prerogative della presidenza a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona: le sessioni del Consiglio europeo sono ora presiedute dal suo Presidente e quindi il sistema di rotazione per la presidenza si applica soltanto alle formazioni del Consiglio dell'UE ad esclusione di quella "Affari esteri" mentre con l’introduzione del "trio", per cui tre presidenze di turno consecutive mettono a punto un programma comune per la durata di un anno e mezzo, anche l’agenda è sfuggita al pieno controllo della presidenza. Il paragone con la gestione della presidenza da parte dei nuovi paesi dell’Europa centrale (Repubblica ceca ed Ungheria) fa risaltare ancor di più l’esercizio polacco e del resto la Polonia si sta affermando come uno dei paesi leader all’interno della UE. Dal punto di vista della politica interna, la presidenza rappresenta un successo. Lo svolgimento di tale funzione, come evidenziato da Dowgielewicz, segretario di stato per gli affari europei, ha fornito l’occasione di mostrare un paese dinamico, impegnato nella modernizzazione e solido economicamente. Nel giorno dell’inaugurazione della presidenza, bandiere polacche ed europee sventolavano ovunque nel paese e a Varsavia, sotto una pioggia battente, migliaia di persone si sono raccolte intorno allo staliniano Pałac Kultury poco distante dall’avveniristico Metropolitan di Norman Foster. Grazie ai fondi della presidenza - oltre 1 milione di euro – la Polonia ha realizzato un programma culturale trasversale in un paese in cui la cultura già figura tra le priorità di governo, basti pensare che la spesa per la cultura è stata incrementata dell’1% del Pil. La campagna elettorale per le legislative dello scorso ottobre, sebbene vivace e pugnace e non priva di sorprese, non ha tuttavia distolto l’attenzione del governo dall’agenda europea. Il partito leader nella coalizione alla guida del paese dal 2007, Piattaforma civica, ha ottenuto la maggioranza dei voti e il suo leader Tusk è diventato l'unico primo ministro polacco uscente ad essere riconfermato nell'incarico dal 1989. Alla presidenza è stata perciò garantita continuità mentre al governo sarà ora possibile approvare le riforme strutturali a completamento della modernizzazione del paese. La Polonia nell’esercizio della presidenza ha cercato di infondere nuovo slancio al progetto europeo. Il discorso inaugurale del semestre, pronunciato al Parlamento europeo dal primo ministro Tusk, verteva proprio intorno all’idea di “più Europa”, da intendere come maggiore integrazione e solidarietà e un più diffuso senso di un futuro comune. Il presidente della Commissione Barroso definì la visione di Tusk illuminante, aggiungendo che la “Polonia è oggi uno dei motori dell’Unione”. Di grande impatto (aprendo un dibattito sia in Polonia che in Germania) è stato il duro richiamo pronunciato dal Ministro degli Esteri Sikorski durante la sua visita a novembre in Germania alla coesione europea ed un rinnovato impegno della Germania: «L’Europa è sull’orlo del baratro e solo la Germania, la prima economia del continente, può salvare l’unione e l’Euro.. Sikorski ha proposto un “nuovo ordine europeo” che salvaguardi, attraverso il rafforzamento delle istituzioni, “la responsabilità, la solidarietà e la democrazia”. L’impegno maggiore di Varsavia rispetto alla politica estera europea ha riguardato il rilancio del Partenariato orientale (Po) e la prosecuzione del processo di allargamento. Nel primo caso, i risultati raggiunti non sono stati soddisfacenti ma ciò riteniamo sia imputabile alla scarsa attrattività dell’offerta europea nello spazio post-sovietico dove si registra un deterioramento del processo democratico e al contempo una crescente penetrazione economica e politica della Russia. Nel caso dell’Ucraina, la tanto attesa firma dell’Accordo di associazione che prevede l’instaurazione di una "zona di libero scambio completo e approfondito" è stata posticipata; nel caso della Croazia invece è stato firmato il Trattato di adesione. L’attenzione di Varsavia per i processi di democratizzazione si è tramutata, nell’anno della Primavera araba, nella promozione dell’European Endowment for Democracy che grazie ai contributi degli stati membri sosterrà i processi di transizione alla democrazia. Sul piano economico, sotto la presidenza polacca, è stato concluso l’accordo sul "pacchetto del brevetto comunitario" che sarà accessibile anche alle piccole e medie imprese mentre proprio sul finire del semestre è entrato in vigore il cosiddetto "six-pack", un pacchetto di sei misure per la riforma della governance economica inclusa una riforma del patto di stabilità e crescita dell'UE e misure per ridurre gli squilibri macroeconomici nella zona euro. Una riflessione ispirata dalla gestione polacca ma, che trascende questo caso, riguarda l’istituto della presidenza alla luce di una crescente applicazione della integrazione differenziata. Un paese come la Polonia che non fa ancora parte dell’euro e che quindi non prende parte alle riunioni Ecofin non è un paese con un peso ridotto quando nell’esercizio della presidenza si affrontano questioni economico-finanziarie così cruciali in questi ultimi tempi? Nonostante che Lisbona abbia già ridotto il peso della presidenza sarebbe forse opportuno proseguire su questa linea.
Serena Giusti
(Università Cattolica di Milano)
Serena Giusti
(Università Cattolica di Milano)
Ultimi Commenti:
Michele Marchi - 31/05/2013
Olivera Komar - 27/05/2013
Gianpaolo Rossini - 08/04/2013
Riccardo Brizzi - 22/03/2013
Giulia Guazzaloca - 11/03/2013
Gianpaolo Rossini - 12/02/2013
Giulia Guazzaloca - 28/01/2013
Edoardo Bressanelli - 21/01/2013
Riccardo Brizzi - 04/01/2013
Riccardo Brizzi - 21/12/2012
Olivera Komar - 27/05/2013
Gianpaolo Rossini - 08/04/2013
Riccardo Brizzi - 22/03/2013
Giulia Guazzaloca - 11/03/2013
Gianpaolo Rossini - 12/02/2013
Giulia Guazzaloca - 28/01/2013
Edoardo Bressanelli - 21/01/2013
Riccardo Brizzi - 04/01/2013
Riccardo Brizzi - 21/12/2012

