Analisi
Spagna Maggio-Giugno 2010

 
di Alfonso Botti
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PRESIDENZA SPAGNOLA DI TURNO: UN RECUPERO IN EXTREMIS?

Il bimestre è iniziato con le valutazioni sull'accordo tra FMI, Commissione Europea, BCE e ministri delle finanze dell'Eurozona per il salvataggio della Grecia. Intervento giudicato tardivo da tutti i media spagnoli che hanno parallelamente denunciato, da una parte, la mancanza di  un governo economico europeo, dall'altra, i tentennamenti al riguardo della Germania, indicata come principale responsabile del ritardo (1). Naturalmente molto si è discusso anche di altre due questioni: la crisi dell'Euro e la reale situazione di solvenza della Spagna, secondo alcune fonti non significativamente differente da quella del paese ellenico, secondo altre più solida. In particolare l'impegno dell'Ecofin sul fondo di salvataggio per garantire la stabilità finanziaria dell'area Euro, è stato salutato come una "decisione storica", capace di trasmettere serenità ai mercati e di ridurre l'asimmetria tra una completa unione monetaria e un'inesistente unione politica. A patto, ben inteso, che fosse accompagnato da azioni di regolamentazione, supervisione e dall'impegno dei governi, quello spagnolo in testa, per ridurre la spesa pubblica (2). Per questo motivo, "El País", di fronte alle drastiche misure adottate dal governo Zapatero (tagli ai salari del pubblico impiego, congelamento delle pensioni e riduzione degli investimenti pubblici)  al fine di ridurre il deficit pubblico di otto punti sul PIL in quattro anni, ha invitato i sindacati alla prudenza e a non ricorrere allo strumento dello sciopero generale, segnando il questo modo un riavvicinamento all'esecutivo (3).        

1. Le critiche alla Merkel
Per quanto concerne l'atteggiamento della Merkel, la sua sconfitta nelle elezioni in Nordreno-Westfalia è stata interpretata in un editoriale di "ABC" come un segnale di scontentezza lanciato dall'elettorato tedesco, non tanto per la situazione interna del paese, quanto per lo stato di cose in Europa. Sintomo, a sua volta, dell'estendersi dell'euroscetticismo (4). Un distanziamento dall'Europa che, qualche settimana dopo, Lluís Bassets, sulle colonne de "El País" ha visto confermato dalle misure economiche unilaterali adottate dalla Germania, a riprova della rottura dell'asse franco-tedesco e della necessità di cercare una nuova architettura per l'Unione Europea (5). Mentre in altra sede si facevano sostanzialmente proprie le ragioni della Germania e della Merkel, ricorrendo al tradizionale apologo delle cicale e delle formiche, laddove le cicale erano rappresentate dai paesi incapaci di gestire con rigore le proprie economie, come la Spagna di Zapatero, e le formiche quelli virtuosi, ma stanchi di dover venire in soccorso degli scialacquatori (6). 
        
2. La Spagna nell'UE venticinque anni dopo
A cadere nel bimestre in esame è stato anche l'anniversario della firma con cui, il 12 giugno 1985, la Spagna sancì la piena integrazione nell'allora chiamata Comunità Europea. Una ricorrenza adeguatamente celebrata nelle sedi istituzionali, ma in tono minore sui media, nonostante la coincidenza con la presidenza di turno. Né avrebbe potuto essere diversamente, come ha scritto per l'occasione Basterra su "El País", in considerazione del record della disoccupazione, della crisi economica e politica e di un governo privo di leadership, responsabile della riduzione del peso del paese iberico sul piano internazionale. Detto dei progressi straordinari compiuti da allora dalla Spagna, con il moltiplicarsi per sette del reddito pro capite e l'enorme modernizzazione delle proprie infrastrutture, Basterra, richiamava nel suo articolo la necessità, per il modello europeo, di adeguarsi al XXI secolo (8), secondo il monito della Commissione dei saggi presieduta da Felipe González (7), pena la decadenza e la trasformazione del Vecchio continente in un parco tematico di cattedrali e musei.Più da lontano è partito l'economista Juan Velarde Fuentes che, sulle colonne dell'"ABC",  ha preso le mosse dal processo iniziato nel 1957 con la creazione della Commissione Interministeriale per lo Studio delle Comunità Economiche e Atomiche Europee (CICE) che condusse alla richiesta di piena adesione della Spagna all'ambito comunitario avanzata dal ministro Marcelino Oreja il 27 luglio del 1977, culminata poi con la firma del 1985. A sua volta momento d'avvio di una colossale rettifica della politica economica spagnola, vera e propria riforma strutturale, in almeno tre ambiti: sul piano dei dazi doganali, con l'abolizione delle frontiere economiche europee del 1993; sul piano monetario, con la nascita del Sistema Monetario Europeo, nel quale la Peseta s'integrò nel 1989 e che condusse all'ingresso del paese nell'Euro, non prima di aver presentato conti macroeconomici corretti (1998); e, infine, sul piano politico, che portò la Spagna a integrarsi nelle istituzioni europee. Ora, di fronte alla crisi che ha investito tutti e tre questi ambiti, Velarde Fuentes, ricorrendo alla saggistica economica più recente (e non solo), mette il dito sulla piaga della politica agricola spagnola della quale non si capirebbe l'orientamento, paventa i rischi di un'eccessiva insistenza sulla politica fiscale comune a scapito della riforma del sistema monetario, come indicato da Olivier Alonso (9), e stigmatizza i limiti di un'unione economica non suffragata da una parallela unione politica.  Una triplice crisi alla cui soluzione l'economista chiama gli spagnoli a collaborare, pena il tramonto del sogno di Schuman, Adenauer, e De Gasperi (10).         

3. Il dibattito sul semestre di presidenza spagnola
Il dibattito sul bilancio della presidenza spagnola è cominciato presto e si è inserito, almeno per quanto concerne la stampa avversa al governo, nel solco delle perplessità e dello scetticismo che avevano contraddistinto l'avvio del semestre. Insistendo cioè sull'impreparazione e improvvisazione che Zapatero avrebbe trasferito dal piano interno a quello europeo, sulla sua indecisione nell'adottare misure congrue sul piano interno, fino al punto di essere risvegliato dal suo sogno di grandezza dalle telefonate della Merkel, di Sarkozy, e persino Obama. Un umiliante fallimento, in definitiva (11). Di tutt'altro segno i commenti all'esito del Consiglio Europeo del 17 giugno, considerato fruttifero da un editoriale de "El País" per le decisioni adottate su banche e transazioni finanziarie, per la prima luce verde a un più rigoroso coordinamento delle politiche di bilancio, per l'Agenda 2020 e l'appoggio ai piani d'austerità dei governi mediterranei. Pur con i dubbi su come le decisioni prese avrebbero trovato seguito, l'aver cominciato era giudicato come sintomo di ripresa da parte di un'UE che negli ultimi mesi si era mostrata disorientata e scoordinata. Anche la pubblicazione dei risultati dei test di resistenza delle banche, voluta dalla Spagna, era valutata nello stesso editoriale come un aiuto al placarsi delle acque, in vista delle misure come la nuova imposta sulle banche e sulle transazioni finanziarie attese dal successivo G-20. L'editoriale si chiudeva segnalando l'appoggio dato dai Ventisette, e in particolare da Sarkozy e Merkel, al piano d'austerità spagnolo e gli elogi ricevuti da Zapatero per la conduzione del semestre (12).Un giudizio enfatizzato nell'articolo del giorno dopo dell'ambasciatore Carlos Carnero che ricorreva alla metafora calcistica dando vincitore per goleada il popolo europeo sugli sciacalli (pessimisti ed euroscettici). Vi si legge che i rumori di una Spagna sotto attacco, di un paese in bancarotta e di un Consiglio pronto ad agire per salvarlo, erano menzogneri. E che dal Consiglio sono uscite, di contro, decisioni importanti - questo il primo goal -  quali gli accordi sulla Strategia per la Crescita e l'Impiego 2020, il maggiore coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, che andavano a sommarsi alle misure a favore della Grecia adottate in febbraio e alla creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria dotato di 750.000 milioni di euro. Il secondo goal lo avevano segnato i passi compiuti per garantire in futuro una maggiore trasparenza del sistema finanziario, dentro e fuori l'UE, con la proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, l'attuazione del pacchetto per le supervisioni finanziarie deciso nel 2009 e la pubblicazioni dei testi di resistenza delle banche europee. Infine - terzo goal - il sostegno esplicito dei leader europei alle misure adottate dal governo spagnolo per equilibrare i conti pubblici e promuovere la crescita e l'occupazione. La chiusura dell'articolo dell'ambasciatore era tutto un inno ai meriti della presidenza spagnola, che nonostante le tante crisi a cui aveva dovuto far fronte, da Haiti alle ceneri del vulcano, passando per quella economica e finanziaria, era riuscita a portare a termini quasi il 100% del programma (13). Quasi a smorzare gli entusiasmi di Carnero, la "sufficienza" concessa da un successivo editoriale de "El País" alla presidenza di turno spagnola, media tra l'"insufficienza" ottenuta considerando le aspettative e il "buono" conquistato guardando la situazione di partenza interna ed esterna dell'UE. Dei tanti vertici internazionali previsti nel semestre, secondo l'editoriale, bene erano andati solo quelli con l'America Latina e il Marocco, mentre un grave scacco era venuto dal rinvio di quello con gli USA e dell'Unione del Mediterraneo. Responsabilità - precisava l'editoriale - non solo del governo spagnolo, dato che l'irrilevanza europea sullo scenario mondiale si era già manifestata tempo prima nel vertice di Copenhagen sul clima ed è stata ulteriormente rafforzata dalla sostituzione di Javier Solana con la baronessa Ashton. Anche nel campo delle politiche sociali e di cittadinanza non si sono avuti grandi risultati: il massimo ottenuto potrà essere un ordine di protezione europeo contro la violenza di genere e qualche avanzamento in materia sanitaria; mentre niente si è fatto per attivare politiche forti contro la disoccupazione. Notevoli, invece, sempre secondo l'editoriale, i risultati in politica economica. Nonostante si sia agito sempre in ritardo, in particolare nel caso del salvataggio della Grecia, si è completata alla fine l'unione monetaria e si è abbozzata quella economica. Pezzi chiave sono gli schemi di supervisione finanziaria, il controllo dei fondi speculativi e delle agenzie di rating, la bozza di un Patto di Stabilità più rigoroso e l'Agenda 2020. Straordinari sono anche gli avanzamenti istituzionali, perché, anche se è difficile visualizzarlo, tanto la crisi, quanto le risposte date, nonostante siano provvisorie, sono state gigantesche (14).Negativo, di contro, il bilancio tracciato sull'"ABC" da Yanke, secondo cui se il semestre di "presidenza da infarto" si è chiuso con la boccata di ossigeno rappresentato dalle parole confortanti di Sarkozy e Merkel e dall'appoggio dell'OCSE e del FMI, ciò non è sufficiente a far dimenticare i gravi problemi spagnoli, che a suo avviso restano tutti, anche dopo gli elogi della Merkel. Di qui l'attacco al governo Zapatero, che si sforza di dare l'impressione che i problemi vengano da "fuori", dagli speculatori che attaccano, debilitano, minano la fiducia nella Spagna e fanno alzare gli interessi per il debito, quando la sfiducia dei mercati non è molto diversa da quella degli spagnoli nei confronti di Zapatero (15). Un giudizio confermato da quello, sulle stesse colonne, di Luis Ayllón, che lo sostanzia confrontando le roboanti dichiarazioni dell'avvio con i deludenti risultati ottenuti, con la mancanza di leadership di fronte al problema greco e in politica estera, non compensata in quest'ultimo ambito né dai risultati del vertice con l'America Latina, né dall'accordo con il Centro America, né dalla ripresa dei negoziati con Mercosur (16).Vera pietra tombale sul semestre i risultati del sondaggio effettuato dall'Istituto DYM  per conto di "ABC", secondo cui il 48% degli intervistati disapprova il lavoro svolto dal presidente di turno, mentre il 13% ha preferito astenersi dal giudizio (17). Numeri che per quanto meramente indicativi lasciano forti dubbi sul recupero finale della presidenza spagnola.

(1) Salvavidas para Grecia, El País, 03-05-2010; Dolorosa cura para Grecia, ABC, 03-05-2010; J. P. Quiñonero, Europa, regiones, crisis, ABC, 08-05-2010
(2) Blindar el euro, El País, 10-05-2010
(3) Sería un error, "El País", 14-05-2010
(4) Alemania y Europa, ABC, 10-05-2010
(5) Ll. Bassets,  La vieja pareja,  El País, 10-06-2010
(6) H. Tertsch, Angela Merkel y nosotros, ABC, 13-06-2010
(7) A. Missé, Felipe González llama a refundar Europa,  El País, 08-05-2010; Reactivar Europa, El País, 09-05-2010
(8) F.G. Basterra, Los 25 gloriosos,  El País, 12-05-2010
(9) O. Alonso, Reforma del euro y racionalidad económica, Cinco Días, 06-06-2010
(10) J. Velarde Fuentes, España en Europa, 25 años después, ABC, 11-06-2010
(11) I. Camacho, El salvador de Europa, ABC, 17-05-2010
(12) Europa recupera pulso, El País, 18-06-2010
(13) C. Carnero, Europa, 3; chacales, 0, El País, 19-06-2010
(14) Aprobado en la UE, El País, 20-06-2010; e sulla stessa linea il successivo J. I. Torreblanca, Adiós a las presidencias, El País, 28-06-2010(15) G. Yanke, Respiro y alergia, ABC, 20-06-2010
(16) L. Ayllón, España concluye una presidencia gris, con muchos objetivos y pocos resultados, ABC, 22-06-2010.
(17) M. Bianchi, Los españoles suspenden a Zapatero en su presidencia de la Unión Europea, ABC, 28-06-2010